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| POESIA |

Il tuo sorriso
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
di Pablo Neruda
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Nella nebbia
Strano, vagare nella nebbia!
E' solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
nè gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo,
quando era la mia vita era ancora chiara;
adesso, che la nebbia cala,
non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno
che non conosca il buio,
che lieve e implacabile
lo separa da tutti.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro,
ognuno è solo.
di Hermann Hesse
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Fuga di giovinezza
La stanca estate china il capo,
specchia nell'acqua il biondo volto.
Io vado stanco e impolverato.
nel viale d'ombra folto.
Soffia tra i pioppi una leggera
brezza. Ho alle spalle il cielo rosso,
di fronte l'ansia della sera
- e il tramonto - e la morte.
E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuol più seguirmi avanti
di Hermann Hesse
-
Notte
Ho spento il lume; la finestra aperta
ora la notte nel suo flutto bagna,
mi abbraccia mite come una sorella
e come una compagna.
Eguale nostalgia ci ammala e sogni
che sembrano presagi: con alterna
voce parliamo degli antichi giorni
nella casa paterna.
di Hermann Hesse
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Il vento
Come la luce,
Delizia senza forma
E come l'ape,
Melodia senza tempo
Come i boschi,
Segreto come brezza
Che, senza frasi, agita
Gli alberi più superbi
Come il mattino,
Perfetto sul finire,
Quando orologi immortali
Suonano mezzogiorno!
di Emily Dickinson
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The wind
It’s like the light,
A fashionless delight,
It’s like the bee,
A dateless melody.
It’s like the woods,
Private like breeze,
Phraseless, yet it stirs
The proudest trees.
It’s like the morning,
Best when it’s done,
The everlasting clocks
Chime noon.
by Emily Dickinson
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Danza di Narciso
Io sono una viola e un ontano,
lo scuro e il pallido nella carne.
Spio col mio occhio allegro
l'ontano del mio petto amaro
e dei miei ricci che splendono pigri
nel sole della riva.
Io sono una viola e un ontano,
il nero e il rosa nella carne.
E guardo la viola che splende
greve e tenera nel chiaro
della mia cera di velluto
sotto l'ombra di un gelso.
Io sono una viola e un ontano,
il secco e il morbido nella carne.
La viola contorce il suo lume
sui fianchi duri dell'ontano,
e si specchiano nell'azzurro fumo
dell'acqua del mio cuore avaro.
Io sono una viola e un ontano,
il freddo e il tiepido nella carne.
di Pier Paolo Pasolini
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Con
l'appellativo di Poeti
maledetti (Poètes maudits o anche
solo Maudits)
si definiscono quei poeti ai quali Paul
Verlaine dedicò nel 1883 l'opera
omonima. Essi vengono identificati principalmente in
Tristan Corbière, Stéphane
Mallarmé e Arthur Rimbaud; ma ai
loro nomi vanno aggiunti, a buon titolo, anche quelli
di Charles Baudelaire, Ph. Villiers de
l'Isle-Adam e Joris Karl Huysmans.
Rifacendosi, in un certo senso, al movimento
letterario denominato Parnassianesimo, sorto in Francia
verso la fine degli anni 1860, i poeti maledetti interpretano
simbolicamente la poesia, seguendo l'esempio di Charles
Baudelaire.
La poesia, secondo questi artisti, è
un modo per cogliere l'essenza profonda della realtà,
che non è quella che percepiamo, ma qualcosa
di misterioso e profondo. Il poeta diventa quindi
una sorta di veggente in grado di rivelare questa
realtà sconosciuta, e in merito a ciò
risulta particolarmente significativa la Lettera al
Veggente di Rimbaud.
Ma l'opera che si rivelò fondamentale
per lo sviluppo della poetica dei poeti maledetti
fu l'Arte poetica di Verlaine, che si rivelò,
dal punto di vista tecnico, un manifesto della loro
concezione simbolista della poesia.
L'appellativo venne usato anche in riferimento
a Olindo Guerrini, poeta
italiano vissuto verso la fine del XIX secolo e, in
senso più lato, ad un altro autore italiano,
Dino Campana, la cui poetica
visionaria è stata spesso accostata a quella
dei maudits.
fonte: http://it.wikipedia.org/
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Elevazione
Al di sopra degli stagni, al di sopra delle
valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei
mari,
oltre il sole e l'etere, al di là dei
confini delle sfere stellate,
spirito mio tu ti muovi con destrezza e,
come un bravo nuotatore che si crogiola sulle
onde,
spartisci gaiamente, con maschio,
indicibile piacere, le profonde immensità.
Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi,
va' a purificarti nell'aria superiore,
bevi come un liquido puro e divino
il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi.
Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni
e i dolori che pesano con il loro carico
sulla nebbiosa esistenza,
può con ala vigorosa slanciarsi
verso i campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
saettano liberamente verso il cielo del mattino;
colui che vola sulla vita
e comprende agevolmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.
di Charles Baudelaire
-
Il serpente che danza
Quanto mi piace vedere, cara indolente,
del tuo splendido corpo
come una stoffa ondeggiante
luccicare la pelle
Sulla tua chioma profonda,
dagli acri profumi,
mare odoroso e vagabondo,
dai flutti azzurri e bruni,
come un vascello che si sveglia
al vento del mattino,
la mia anima sognante s'appresta
a un cielo lontano.
I tuoi occhi, nei quali nulla si svela
di dolce o d'amaro,
sono due gioielli freddi in cui si unisce
l'oro col ferro.
A vederti procedere ritmicamente,
bella d'abbandono,
ti si direbbe un serpente che danza
in cima a un bastone.
Sotto il fardello della tua pigrizia
la tua testa di bambina
si dondola con la mollezza
d'un giovane elefante.
E il tuo corpo si piega e s'allunga
come un bel vascello
che bordeggia e tuffa
le sue antenne nell'acqua.
Come un flutto ingrossato dalla fonte
di ghiacciai grondanti,
quando l'acqua della tua bocca risale
al ciglio dei tuoi denti,
mi pare di bere un vino di Boemia
amaro e vittorioso,
un cielo liquido che semina
di stelle il mio cuore!
di Charles Baudelaire
-
La morte degli amanti
avremo letti intrisi di sentori
tenui,divani oscuri come avelli,
sulle mensole nuovi e strani fiori,
nati per noi sotto i cieli più belli.
consumandosi a gara, i nostri cuori
come due grandi torce due ruscelli
verseranno di vampe e di fulgori
nei nostri spiriti, specchi gemelli.
Una sera di rosa e azzurro mistico,
un lampo solo ci vedrà commisti,
lungo singhiozzo carico d'addio.
Un Angelo, schiudendo indi le porte,
a ravvivar verrà, gaudioso e pio,
gli specchi opachi e le due fiamme morte.
di Charles Baudelaire
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Elévation
Au-dessus des étangs, au-dessus des
vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
Par delà le soleil, par delà
les éthers,
Par delà les confins des sphères
étoilées,
Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme
dans l'onde,
Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.
Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l'air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.
Derrière les ennuis et les vastes
chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux
et sereins;
Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre
essor,
Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes
by Charles Baudelaire
-
Le serpent qui danse
Que j'aime voir, chère indolente,
De ton corps si beau,
Comme une étoffe vacillante,
Miroiter la peau!
Sur ta chevelure profonde
Aux àcres parfums,
Mer odorante et vagabonde
Aux flots bleus et bruns,
Comme un navire qui s'éveille
Au vent du matin,
Mon àme rèveuse appareille
Pour un ciel lointain.
Tes yeux, où rien ne se révèle
De doux ni d'amer,
Sont deux bijoux froids où se méle
L'or avec le fer.
A te voir narcher en cadence,
Belle d'abandon,
On dirait un serpent qui danse
Au bout d'un bàton.
Sous le fardeu de ta paresse
Ta téte d'enfant
Se balance avec la mollesse
D'un jeune éléphant,
Et ton corps se penche et s'allonge
Comme un fin vaisseau
Qui roule bord sur bord et plonge
Ses vergues dans l'eau.
Comme un flot grossi par la fonte
Des glaciers grondants,
Quand l'eau de ta bouche remonte
Au bord de tes dents,
Je crois boire un vin de Bohéme,
Amer et vainqueur,
Un ciel liquide qui parsème
D'étoiles mon coeur!
by Charles Baudelaire
-
La mort des amants
Nous aurons des lits pleins d'oderurs légères,
Des divans profonds comme des tombeaux,
Et d'étranges fleurs sur des étagères,
E'closes pour nous sous des cieux plus beaux,
Usant à l'envi leurs chaleurs dernières,
Nos deux coeurs seront deux vastes flambeaux,
Qui réfléchiront leurs doubles
lumières
Dans nos deux esprites, ces miroirs jumeaux.
Un soir fait de rose et de bleu mystique,
Nous échangerons un éclair unique,
Comme un lomg sanglot, tout chargé
d'adieux;
Et plus tard un Ange, entr'ouvrant les portes,
Viendra ranimer, fidèle et joyeux,
Les miroirs ternis et les flammes mortes.
by Charles Baudelaire
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Sognato per l'inverno A....lei
Andremo, d'inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli posa
nei cantucci molli. Tu
chiuderai gli occhi, per non vedere dai vetri
smorfiare l'ombre delle sere,
la plebaglia di démoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
Poi la tua guancia graffiare si sentirà...
un bacetto, un ragno matto, ti correrà
sul collo... Intanto
tu mi dirai: "Cerca!", chinando a me la
testa
- prenderemo tempo a scovare quella bestia
- che viaggia così tanto...
di Arthur Rimbaud
-
La mia bohème (Fantasia)
I pugni nelle tasche rotte, me ne andavo
con il mio pastrano diventato ideale;
sotto il cielo andavo, o Musa, a te solidale;
oh! là, là! quanti splendidi amori sognavo!
La sola braca aveva un largo buco. - In corsa
sgranavo rime, Puccetto sognante. E l'Orsa
Maggiore era la mia locanda. - Lassù
le stelle in cielo avevano un dolce fru fru;
le ascoltavo, seduto ai lati delle strade,
nelle sere del buon settembre ove rugiade
mi gocciavano in fronte un vino di vigore;
e, rimando in mezzo ai tenebrosi fantastici,
come fossero lire, tiravo gli elastici
delle mie scarpe ferite, un piede sul cuore!
di Arthur Rimbaud
-
Lacrima
Lontano da uccelli, da greggi, da paesane,
io bevevo, rannicchiato in una brughiera,
cinta da una selva di noccioli leggera,
in verdi e tiepide foschie meridiane.
Che potevo bere in quella giovane Oïsa,
muti olmi, cielo coperto, erba senza fiori.
Che spillavo alla mia fiasca di colocasia?
Un liquore d'oro, insulso, che dà sudori.
Cattiva insegna d'osteria sarei stato.
Poi il temporale mutò il cielo, fino a sera.
Furon laghi, pertiche, stazioni, una nera
regione, e nella notte blu fu un colonnato.
L'acqua dei boschi moriva alla verginale
sabbia, e il vento, dal cielo, ghiacciava acquitrini...
Io, pescatore d'oro e di gusci marini,
dire che non pensai di bere, come tale!
di Arthur Rimbaud
-
La Maliziosa
Nella sala da pranzo, bruna, profumata
di frutta e di vernice, come chi non pensa
raccolsi un piatto di non so quale portata
belga, e sprofondai nella mia sedia immensa.
Mangiando, udivo il pendolo, - calmo e giulivo.
La cucina s'aprì in mezzo a una sbuffata.
- Entrò la serva, e chissà per quale
motivo,
lo scialle sfatto, con malizia pettinata,
ecco il ditino tremante pose e ripose
sulla sua guancia, velluto di pesche-rose
bianche, e con smorfie del suo labbro bambino
per mio agio, i piatti mi riordinò vicino
- poi, - ma certo per prendersi un bacio, - così
mi soffiò: "Ho un freddo alla guancia,
senti qui..."
di Arthur Rimbaud
-
Pensierino del mattino
La mattina alle quattro, d'estate,
il sonno d'amore dura ancora.
Sotto i boschetti l'alba deodora
le sere festeggiate.
Ma laggiù negli immensi cantieri
al sole dell'Esperidi, là
scamiciati, ecco i carpentieri
si agitano già.
Tranquilli, in quei deserti muschiati,
preparano il tavolato fino
dove ride il ricco cittadino
sotto cieli affrescati.
Per questi Operai affascinanti
a un re di Babilonia assoggettati,
ah! lascia un po', Venere, gli Amanti
dai cuori incoronati.
Regina dei Pastori!
porta acquavite ai lavoratori,
la loro forza vieni a ristorare
prima del bagno meridiano, in mare.
di Arthur Rimbaud
-
La Credenza
E' un ampio armadio scolpito; l'antica scura
quercia ha preso una buon'aria di vecchia gente;
l'armadio è aperto, e scioglie dentro l'ombratura
come onda di vin vecchio, un profumo attraente.
È un miscuglio di vecchie anticaglie, stipato
di panni odorosi e gialli, di straccetti
di donne e fanciulli, di appassiti merletti,
di scialli di nonna col grifo pitturato;
- Qui trovi ciocche di capelli bianche e bionde,
i ritratti, i medaglioni, la frutta e i fiori
secchi il cui profumo insieme si confonde.
- Ne sai di storie, o mia credenza d'ore morte!
vorresti dirci i tuoi racconti, e fai rumori
se lente s'aprono le grandi nere porte.
di Arthur Rimbaud
-
Preghiera della sera
Io, come un angelo seduto dal barbiere,
vivo stringendo uno scanalato bicchiere,
collo e ipogastrio curvi, una " Gambier"
tra i denti,
sotto i cieli gonfi di vele trasparenti.
In me mille sogni, come caldi escrementi
di vecchia colombaia, fan dolci bruciature;
e il mio tenero cuore è un alburno, a momenti,
che il giovane oro insanguina di linfe oscure.
E, quando con cura ho ringoiato ogni sogno,
mi volto, bevuti più di trenta bicchieri,
e mi raccolgo a mollare l'acre bisogno:
dolce come il Dio del cedro e degli issòpi,
io piscio altissimo e lontano contro i neri
cieli - approvato dai grandi eliotropi.
di Arthur Rimbaud
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Questa poesia Jim
Morrison l'ha dedicata a Brian Jones, un membro dei
Rolling Stones deceduto nel 1969.
Ode a L.A. pensando a Brian Jones, Deceduto
Io sono un semplice cittadino
Scelto per impersonare
il principe di Danimarca
Povera Ofelia
Tutti gli spettri che non vide mai
Volteggiano nella morte
Sulla fiamma di una candela metallica
Guerriero implacabile, ritorna
Tuffati
In un altro canale
In una pozzanghera di burro fuso
C’è Marrakech
Sotto le cascate
La tempesta feroce
Ha disperso i selvaggi
Nel tardo pomeriggio
Mostri del ritmo
Hai lasciato il tuo
Nulla
A gareggiare con il
Silenzio
Spero che tu sia uscito di scena
Sorridente
Come un bambino
Nei freschi rimasugli
Di un sogno
L’uomo angelico
In lotta coi serpenti
Per il possesso delle mani
E delle dita
Alla fine pretende
Il comando
Su questa anima
Pacifica
Ofelia
Foglie inzuppate
Nella seta
Cloro
Sogno
Testimonianza
Imbavagliata dalla pazzia
Il trampolino, il tuffo
La piscina
Tu eri un combattente
Una musa del muschio damascato
Tu eri il pallido
Sole
Per i pomeriggi televisivi
Rospi cornuti
Terrorizzati da una macchia gialla
Guarda adesso dove sei
Tu
In un paradiso carnale
Pieno di cannibali
E di ebrei
Il giardiniere
Ha rinvenuto
Il corpo che galleggia muovendosi
Cadavere eccellente
Che cos’è questa materia verde
Di cui sei fatto?
Buchi d’urto
Nella pelle della Dea
Puzzerà
Nel suo cammino verso il cielo
Per i saloni
Della musica
Non c’è scelta
Requiem per un duro
Quel sorriso
Quello sguardo
Da satiro sporcaccione
Ha saltato l’ostacolo
Per sprofondare nella terra grassa.
di James Douglas Morrison
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Sospiro
L'anima verso la tua fronte, o calma sorella
,
dove sogna un autunno sparso di macchie di
porpora
e verso il cielo errabondo delle tue iridi
angeliche, sale, come in un malinconico
giardino, fedele un bianco zampillo sospira
verso l' Azzurro!
- Verso l ' Azzurro raddolcito d' Ottobre
pallido e puro che specchia il suo languore
infinito
ai grandi bacini e lascia, sull'acqua morta
dov'erra col vento la fulva agonia delle foglie
scavando un gelido solco, trascinarsi
il sole giallo con obliquo raggio.
di Stephane Mallarmé
-
Stanco dell'ozio amaro...
Stanco dell'ozio amaro in cui la mia pigrizia
Offende quella gloria per cui fuggii l'infanzia
Dolcissima dei boschi di rose nell'azzurro
Naturale, e più ancora stanco del patto
duro
Di scavare vegliando un rinnovato avello
Dentro l'avaro e freddo suolo del mio cervello,
Per la sterilità spietato affossatore,
- Che mai dirò, o Sogni, che mai a quest'Aurora,
Visitato da rose, se, temendo i suoi fiori
Lividi, il cimitero unirà i cavi orrori?
-
Voglio lasciare l'Arte vorace di un paese
Crudele, e, sorridendo ai vecchi volti offesi
Che mostrano gli amici, il genio ed il passato,
E il lume che la mia agonia ha vegliato,
Imitare il Cinese, anima chiara e fina,
La cui estasi pura è dipinger la cima
Sopra tazze di neve rapita dalla luna
D'un fiore strano che la sua vita profuma
Trasparente, d'un fiore che egli sentì
fanciullo
Innestarsi al suo cuore prezioso, azzurro nulla.
E la morte così, solo sogno del saggio,
Sereno, sceglierò un giovane paesaggio
Che sulle tazze assente la mia mano pingerà.
Una linea d'azzurro fine e tenue sarà
Un lago dentro il cielo di nuda porcellana,
Per una bianca nube una luna lontana
Immerge il lieve corno nel gelo d'acque calme,
Presso tre grandi cigli di smeraldo, le canne.
di Stephane Mallarmé
-
Brezza Marina
La carne è triste, ahime! e ho letto
tutti i libri.
Fuggire! Laggiù fuggire! Io sento uccelli
ebbri
d'essere tra l'ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi
dagli occhi
terrà questo cuore che già si
bagna nel mare
o notti! Né il cerchio deserto della
mia lampada
sul vuoto foglio difeso dal suo candore
né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l'alberatura
l'ancora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
sperduti, né antenne, né verdi
isolotti...
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!
di Stephane Mallarmé
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Soupir
Mon âme vers ton front où rêve,
ô calme soeur,
Un automme jonchè de taches de rousseur,
Et vers le ciel errant de ton ceil angélique
Monte, comme dans un jardin mélancolique,
Fidèle, un blanc jet d'eau soupire vers
l'Azur!
- Vers l'Azur attendri d' Octobre pâle
et pur
Qui mire aux grands bassins sa langueur infinie
Et laisse, sur l'eau morte où la fauve
agonie
Des feuilles erre au vent et creuse un froid
sillon,
Se traîner le soleil jaune d'un long
rayon.
di Stephane Mallarmé
-
Las de l'amer repos ...
Las de l'amer repos où ma paresse offense
Une gloire pour qui jadis j'ai fui l'enfance
Adorable des bois de roses sous l'azur
Naturel, et plus las sept fois du pacte dur
De creuser par veillée une fosse nouvelle
Dans le terrain avare et froid de ma cervelle,
Fossoyeur sans pitié pour la stérilité,
- Que dire à cette Aurore, ô Rêves,
visité
Par les roses, quand, peur de ses roses livides,
Le vaste cimetière unira les trous vides?
-
Je veux délaisser l'Art vorace d'un pays
Cruel, et, souriant aux reproches vieillis
Que me font mes amis, le passé, le génie,
Et ma lampe qui sait pourtant mon agonie,
Imiter le Chinois au cœur limpide et fin
De qui l'extase pure est de peindre la fin
Sur ses tasses de neige à la lune ravie
D'une bizarre fleur qui parfume sa vie
Transparente, la fleur qu'il a sentie, enfant,
Au filigrane bleu de l'âme se greffant.
Et, la mort telle avec le seul rêve du
sage,
Serein, je vais choisir un jeune paysage
Que je peindrais encor sur les tasses, distrait.
Une ligne d'azur mince et pâle serait
Un lac, parmi le ciel de porcelaine nue,
Un clair croissant perdu par une blanche nue
Trempe sa corne calme en la glace des eaux,
Non loin de trois grand cils d'émeraude,
roseaux.
di Stephane Mallarmé
-
Brise Marine
La chair est triste, hélas! Et j'ai
lu tous les livres.
Fuir! La-bas fuir! Je sens que des oiseaux sont
ivres
D'être parmi l'écume inconnue et
les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflétés
par les yeux
Ne retiendra ce coeur qui dans la mer se trempe
O nuits! Ni la clarté déserte
de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur défend
Et ni la jeune femme allaitant son enfant.
Je partirai! Steamer balancant ta mâture,
Lève l'ancre pour une exotique nature!
Un Ennui, désolé par les cruels
espoirs,
Croit encore à l'adieu suprême
des mouchoirs!
Et, peut-être, les mâts, invitant
les orages
Sont-ils de ceux qu'un vent penche sur les naufrages
Perdus, sans mâts, sans mâts, ni
fertiles îlots...
Mais, ô mon coeur, entends le chant des
matelots!
di Stephane Mallarmé
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